Le donne di Maggio

9 maggio 2011

Eles. "La Rosa e la spina"

Il comitato "Donne terre-mutate" ha lanciato un grido d'aiuto, le donne delle Associazioni di tutto il paese hanno risposto.
Anche noi, amiche nuove e vecchie dell'Associazione "La rosa e la spina" ci siamo recate a L'Aquila, sabato 7 e domenica 8 maggio.
Abbiamo guardato la città da vicino, così come le donne aquilane ci avevano chiesto di fare, cercando di incrociare i loro sguardi, ascoltare le loro parole, cogliere il loro sentire, condividerne il dolore, stringere le loro mani.
Nella "zona rossa" abbiamo sentito gli odori di una città profondamente ferita, toccato le sue pietre, osservato le sue ferite, sfiorato le sue spaccature, respirato la sua aria: spifferi gelidi, lame di ghiaccio, forze ignote, celate negli oggetti, nascoste nello scheletro delle cose.
Ho percepito, nelle fessure nascoste dall'informazione stuprata, la verità dello stato delle cose e mi sono sforzata di vedere la storia che occorre vedere, quella che occorre raccontare.
Ho visto una città disabitata, desolata, abbandonata dai potenti di turno ma non dalla sua gente, dai volontari del post-emergenza che l'hanno sorretta, puntellata, abbracciata.
Ho conosciuto la forza delle donne aquilane e incontrato la solidarietà delle donne italiane.
Ho visto mura sbriciolate, crepe più larghe di un palmo di mano, finestre divelte, case collassate, accasciaste su stesse, come un vecchio stanco della vita...
Le mura delle case erano imbragate da possenti fasce d'acciaio, pali di ferro incastrati con maestria tra viti, raccordi, dadi, tiranti e bulloni; strani elementi di fissaggio e mi sono chiesta quale competenza sia stata necessaria per raggiungere simili risultati … opere provvisionali di prima emergenza, mi suggerisce Francesca, l'amica esperta di questioni tecniche.
Ho verificato il significato: "per opera provvisionale, in edilizia, si intende una lavorazione o la realizzazione di una struttura o di un manufatto che abbia una durata temporanea, e che non farà parte dell'opera compiuta, perché verrà rimossa prima" e mi sono chiesta quando questa rimozione ci sarà!?
Nei due giorni di permanenza all'Aquila ho più volte alzato gli occhi al cielo è l'ho sempre visto tremendamente azzurro, un azzurro intenso, perfetto, senza sbavature, in forte contrasto con la tristezza della sua gente e il grigio delle macerie.
Il calore del sole aquilano mi ha riscaldata e l'aria dei contrafforti boscosi del Gran Sasso ha accarezzato il mio cuore, gonfio di tristezza.
Ho partecipato ai lavori della stanza "Biblioteca" per una ricostruzione possibile…
Ho ascoltato la musica malinconica delle parole delle donne che al di là del dolore risuonava di un'energia vitale: presa di coscienza, partecipazione, legalità, trasparenza, sradicamento, impotenza, solitudine, controinformazione, necessità di tessere e ritessere relazioni, desiderio di riprendersi a piene mani, sia la loro vita, che la loro città.
Ho riconosciuto le parole della politica istituzionale: potere, litigi, vile denaro, interessi, macerie e miseria umana; tra le une e le altre: una distanza abissale.
Nei cuori delle donne aquilane ho colto lo scoramento, la tristezza, il dolore per i loro morti, qua e là rari, esili fili di speranza.
Nelle loro parole tanta sfiducia, indignazione, disillusione nei confronti delle istituzioni e della politica tradizionale: ne sono rimasta sconcertata.
Ho toccato con mani lo spessore della complessità, il suo timbro, la mancanza assoluta di linearità.
Una matassa intricata quella del "chi fa che cosa", responsabilità, ritardi, ruoli e competenze istituzionali ancora da definire, un piano della ricostruzione ancora da mettere a punto.
Ho conosciuto la linfa più dolce e il deserto più desolato.
Abbiamo visitato i monumenti ridati alla vita, opere di grande stupore nel vuoto aquilano: la basilica di Collemaggio, la fontana delle 99 cannelle … ,
…nella lunga vasca tuffano, sbattono e torcono i panni, le lavandaie cittadine: membrute e manesche, pronte al battibecco e alla rissa, ma allegre e faticatrici e cantatrici di stornelli in cori arditi e lenti, dove si effonde quel tono di fiera e accorta malinconia…
scriveva il poeta aquilano Giovanni Titta Rosa, che una volta emigrato a Milano, della sua città scriverà: "… ma la nostalgia è sempre per quella vallata, per quei boschi, per quella terra magra e tufacea dove in primavera fioriscono ciliegi e peschi e gli uccelli fanno festa a mio padre agricoltore che pota le viti del colle, vicino a casa…"
Quando, tornata al calore della mia casa, ho avuto la possibilità di riflettere mi è sembrato di riconoscere il sapore di quella nostalgia, qualcosa di indecifrabile me lo rendeva familiare.
Ho pensato al gesto accurato nel sistemare la piega della tovaglia, alla frenesia dissennata con la quale ogni giorno compio acrobazie per far coincidere ogni impegno, all'amore per la mia casa e per la mia terra.
Una morsa ha stretto il mio cuore e un nodo alla gola ha avuto il sopravvento. Dinnanzi a me l'immagine delle donne dell'Aquila che, nelle loro case, prima del sisma, ripetevano le mie stesse azioni: piccoli gesti quotidiani, a volte spogli di significato, spesso ripetitivi ma di grande valore quando ne vieni privata.
La storia, presuppone la necessità di saperla ascoltare, la dobbiamo reinterpretare sulla scorta degli errori commessi e non possiamo perdere la speranza.
E allora, coraggio donne aquilane!
Sorgerà ancora il sole, la vita rinascerà, le relazioni ci terranno unite e l'Aquila tornerà a volare.

Itala "La Rosa e la spina"

L'Aquila: viaggio di emozioni e sentimenti forti

Il Gruppo
Il nostro gruppo mi piace. È un gruppo "morbido". Sta accogliendo le persone, ne assorbe gli spigoli e ne esalta le capacità. C'è rispetto e voglia di stare insieme, c'è creatività, voglia di fare, mi ci trovo bene. È stato bello anche condividere il viaggio con le veronesi che hanno simpaticamente saputo accettare la nostra irruenza e la nostra allegria.

L'Aquila
La città è distrutta, desolante, offesa. Abbiamo assorbito la disperazione, il dolore, il senso di perdita di queste donne arrabbiate che cercano di reagire. Ma come? I problemi sono così grandi! (speriamo almeno di aver alleggerito un poco il loro dolore).
La cosa ingiusta è aver tolto la parola a chi vive l'incubo della perdita, ridurre le persone a gregge spaurito e senza diritto di reazione, di progetto. L'unica cosa che mi viene in mente è di essere loro vicine e dar voce alla loro voce.
Visitando la città e i dintorni si coglie la dimensione del disastro, reso ancor più grave dalla bellezza di ciò che si è perso. I palazzi attraversati da crepe, le chiese svuotate, i vicoli intransitabili, i calcinacci, la selva di tubi Innocenti e di travi che impediscono il crollo definitivo testimoniano insieme la violenza del sisma e la difficoltà della ricostruzione. Il silenzio della zona rossa comunica l'impotenza, la continua presenza di transenne e militari l'espropriazione.
Non so cosa si potesse fare di diverso, non sono un'esperta. Sono certa che qualsiasi fosse stata la scelta di intervento, si sarebbe comunque dovuto fare i conti con tempi lunghissimi e sacrifici enormi (di vita e di parti della città).
Non giudico le scelte, ma le modalità sì, perché se si interviene dove c'è dolore bisogna essere integerrimi e concordi. A L'Aquila questo è venuto meno e le istituzioni ne sono uscite a pezzi (Kant: tratta sempre i tuoi simili come fini e non come mezzi).
Continuo a trovare offensiva e inaccettabile la modalità di azione, l'esclusione sistematica ad ogni livello della popolazione dalle decisioni,l'aver agito senza creare luoghi e situazioni di incontro e discussione (la gente non è stata privata solo delle case, ma anche delle piazze, delle sedi delle associazioni, dei salotti, ecc.), l'aver reso così più acuti e definitivi l'isolamento, la solitudine e il lutto degli aquilani.
La visione notturna della chiesa di Collemaggio e la visita alla fontana delle 99 cannelle si sono rivelate due piccole isole di bellezza e di conforto. Un segnale positivo della possibile ricostruzione, un messaggio di fiducia che attenua il dolore testimoniato dalle fotografie dei morti e dalle chiavi di casa appese alle transenne. 

Claudia Diversamente occupate blog

Carissima Nadia, volevo ringraziarti per l'occasione che ha significato per me Terre Mutate. Grazie a te e alle aquilane per aver trasformato una città ferita in una casa accogliente. Grazie per il caloroso abbraccio che è arrivato, per gli spazi che si sono aperti nella mente e tra i corpi. Terremutate e L'Aquila mi hanno smosso dentro una serie di cose tanto che adesso mi sento una 'terremutata' anch'io. Nonostante il poco tempo è stata un'esperienza forte e insolita che continua ad esistere anche quando finisce. Perché non finisce... Ne scriverò, ne scriveremo. Un forte abbraccio a te e a tutte.

Din Padova: Gabriella, Antonella e Luciana

Care  donne dell'Aquila, presto vi manderemo le nostre impressioni e i nostri pensieri sulle giornate passate insieme,ma ora vi ringraziamo per l'opportunità che il vostro lavoro ci ha dato  di incontrare in un contesto veramente difficile tante  donne . A presto Barbera, Giuliana,Manuela, Mariella,Lucia . 

Donne100celle&dintorni

Ciao Grandissime. Volevamo Ringraziarvi per la bellisima iniziativa  di sabato e domenica, abbiamo avuto un bellissimo week end  insieme a voi e alle altre compagne  di tutta italia, appena ho pronto il link delle foto invieremo

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