Le donne di Maggio

28 settembre 2011

Associazione Evelina De Magistris Livorno

Lo scorso maggio, le donne aquilane organizzarono un incontro di due giorni, nella città "terre-mutata", tuttora distrutta e chiusa. Tanto dolore, tanta rabbia, ma anche tante riflessioni importanti e tante energie positive: e il messaggio fu "raccontatelo". Perché si pensa che l'emergenza L'Aquila sia stata in qualche modo risolta, che la gente stia nelle casette e che sia tornata la normalità. La verità è un'altra. Le terre-mutate di L'Aquila, le parole, gli sguardi e la passione lucida e l’intelligenza di tante donne, incontrate in quei giorni. “Raccontatelo”: ci abbiamo provato.
Con tante foto. Con un quaderno in cui sono raccolte riflessioni e racconti sulle terre-mutate. Con una mostra che è stata ospitata al Mercato centrale di Livorno per tutta l'estate e che, dal 28 settembre, sarà visibile nella Libreria Gaia Scienza, via di Franco - Livorno. RACCONTATELO. Guarda il video

20 settembre 2011

Associazione La rosa e la spina. Adriana

Viaggio a L'Aquila 7-8 maggio 2011. Resoconto Emozioni e Impressioni 

Il nostro viaggio, quello di alcune componenti dell'Associazione Culturale la Rosa e la Spina, condiviso con altre donne di Verona, verso l'Aquila per incontrare le donne che hanno chiamato a raccolta tutte le donne italiane, per riportare i riflettori sulla loro città terre-mutata, inizia il mattino presto da Villanuova sul Clisi.
La prima tappa è la visita di una New town dove sono presenti tutti i M.A.P. moduli abitativi provvisori: "villette unifamiliari", come quelle consegnate da Berlusconi il 29 settembre 2009 e l' esperimento edilizio, che consiste nel costruire su una piattaforma sorretta da colonne, delle unità abitative in legno e cartongesso. La presenza tra noi di un architetto e di un ingegnere ci testimonia la novità assoluta di questo modulo, mai visto fin'ora, e allora ci domandiamo è un esperimento ? Già a maggio 2011, questi moduli presentano lesioni , scrostature insomma hanno già un aspetto notevolmente degradato.
Le new town sono state costruite nelle periferie in prossimità dei paesi distrutti, dove sono state collocate innanzitutto gli abitanti dei paesi distrutti , invece gli abitanti del centro storico, sono stati collocati "a caso" mediante l'uso di un software (?) con dei parametri di fatto sconosciuti. Pertanto gli abitanti del centro storico aquilano, che erano 11.000 persone, sono stati polverizzati . L'amica che incontriamo e che ci illustra la situazione dove lei , abitante del centro storico, è stata collocata ci racconta che il censimento degli abitanti del centro storico è stato fatto in 10 giorni, e ha richiesto l'accorpamento di gruppi familiari, per avere un punteggio più alto e quindi il diritto ad avere una casa più grande.
Nelle new town non c'è alcun servizio, non un negozio, non un bar, nemmeno una chiesa. Non un locale che consenta alla gente di riunirsi, uno spazio per tenere un'assemblea… ma non è una dimenticanza. Da poco è stato istituito un bus che porta in centro. L'impressione è quella di una città a ferragosto.
Il non aver previsto uno spazio comune, dico che non è stata una dimenticanza, perché l'amica che ci accompagna nella new town ci testimonia l'esperienza di militarizzazione del territorio, che è stata posta in essere sin dall'impianto delle tendopoli , dove da parte della Protezione Civile e delle Associazione di volontariato, è stato esercitato un controllo pressante al movimento delle persone, passando anche per il divieto a somministrare caffè e coca cola.
E non è stato facile per gli aquilani comprendere quel che stava accadendo: i lutti, la promiscuità a cui si era obbligati, la convivenza con centinaia di persone , l'umiliazione che nasce dall'essere espropriati di qualsiasi ruolo, l'impedimento anche alle istituzioni locali a partecipare alle decisioni ha richiesto tempo prima che, lo stato confusionale, logica conseguenza di persone che erano sotto choc, lasciasse il posto alla presa di coscienza e alla consapevolezza della militarizzazione come strumento di controllo.
E poi Il problema degli anziani e dei giovanissimi. Gli anziani, di cui molti sono ancora sulla costa, sono stati completamente privati delle loro relazioni, si segnala una grande moria di anziani all'Aquila. I giovanissimi e i ragazzini non hanno più luoghi dove incontrarsi, i centri commerciali sono diventati i luoghi di incontro.
Il momento emotivamente più coinvolgente è stata la visita al centro storico, che dal 7 maggio 2011, è stato in parte riaperto, la piazza dove gli aquilani si sono riuniti in questi mesi , a gridare la loro rabbia e indignazione è di nuovo fruibile, ma il resto è tutto ancora incatenato , e tra i ponteggi intravedi la bellezza della città, cogli il piacere del vivere qui in centro e….. ti fa pensare a come sarebbe la tua vita se non avessi più la tua casa.
E' li che cogli e condividi appieno il dramma di chi subisce una tale perdita.
E ancora di più quando chi ci accompagna nella visita, ci testimonia che gli abitanti del centro storico non credono a tempi brevi per la ristrutturazione delle loro case, sono consapevoli che servono almeno 20 anni.
Intanto però hanno ricominciato a pagare il mutuo…. E io temo per qualcosa che non avranno più.
La nostra amica ingegnere ci dice che la situazione è davvero drammatica, dal punto di vista tecnico, certamente gravissima, e poi tutto reso complesso dall'assenza di risorse, la crisi, la mancanza di partecipazione del paese all'ennesimo dramma di una nazione costruita sulla sabbia.
E la Fontana delle 99 Cannelle , perfettamente restaurata a cura del FAI, e la meravigliosa facciata della basilica Santa Maria Collemaggio, rimasta intatta perché transennata, in previsione di lavori da fare, non bastano a fare una città, la gente è gravemente ferita e se nei bar e nei ristoranti, da poco riaperti ti accolgono e ti sono riconoscenti perché sei andato a trovarli, nei loro sguardi e nelle loro parole si coglie la ferita e la domanda "guariremo?" .
Forse ha ragione chi pensa che l'Aquila sarà una nuova Pompei? 

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