Le donne di Maggio

15 maggio 2011

Antonia Banfi Siena

Cara Nadia,
a una settimana dalla nostra venuta a L'Aquila, è ancora vivo in me il tempo trascorso a guardare, ascoltare, scrutare la città per cercare di capire come è davvero. Dopo aver girato per le strade possibili del centro, la mattina presto di sabato 7 maggio, in attesa di entrare nella zona rossa per la visita che avete organizzato per le ore 13,00, mi sono fermata all'ombra e, seduta su una panchina, ho scritto queste parole tutte di corsa:
"Cammino a L'Aquila sulle strade obbligate, nel silenzio del primo mattino. Lo sguardo mi corre lontano lungo le travi di acciaio e di legno che abbracciano case e palazzi. Il silenzio, sento il silenzio assordante dei miei passi che lenti mi accompagnano, dei due cani randagi che mi seguono con la lingua rossa fuori.Cerco di fare silenzio dentro di me e di non permettere alle lacrime di risalire, non serve a niente e a nessuno che io pianga. Serve solo guardare e pensare a chi è morto, a chi è stato ferito, a chi non può più vivere qui, dentro la propria casa. Guardo case e strade ferite, diverse da un prima che non conosco; immagino voci, suoni, odori, rumori, che popolavano questi luoghi ora muti e terrosi. Terre mutate, sono proprio mutate da 30 secondi terribili, un soffio del tempo che qui ha spazzato via la vita di tutte e di tutti. Ma dove e come sarà l'oggi dei sopravvissuti? E il domani?Sento in questi luoghi l'impotenza di chi, ricattato dall'estremo bisogno,ha dovuto lasciar fare ai potenti che hanno congelato tutto all'attimo dopo il  terremoto, per lasciarlo così per sempre".
Ecco, questo ho scritto all'inizio della due giorni con voi. E dopo aver parlato con alcune donne sia durante la visita alla zona rossa che all'incontro nella Camera da Letto; dopo aver conosciuto voi, donne de L'Aquila, anch'io mi sento mutata perché non posso fingere di non aver visto, di non aver condiviso... 
La prima cosa, al ritorno a Siena, è stata quella di parlare con tutte e tutti coloro che ho incontrato, di voi e della vostra volontà di continuare a vivere e di praticare con tenacia e costanza il diritto di riavere la vostra città, diversa ma senz'altro più bella di prima (parole dell'architetta che ci ha accompagnato nella visita alla zona rossa). Sicuramente ci rivedremo, ne sono certa.
E' stato un incontro troppo forte per poterlo dimenticare, troppo breve e incompleto perché possa esaurirsi in questa unica visita. Desidero che il desiderio di conoscerci meglio abbia a compiersi e  che il filo costruito non abbia a interrompersi. Pensiamo insieme come fare.
Grazie davvero di tutto, un abbraccio.  

Rosalba Mengoni 

Care donne de l'Aquila,

innanzi tutto voglio complimentarmi per il comitato, che ha fatto un lavoro eccezionale, e voglio ringraziarvi per l'accoglienza, per averci volute con voi e aperto il vostro cuore.
Mi sembra che da queste giornate siano nati diversi spunti per svolgere insieme un lavoro futuro. A parte la stanza di lavoro in cui ero inserita (cultura come antidoto al mercantilismo), ascoltando altre donne mi sembra che ci siano istanze comuni a tutti i gruppi: ricostruire la rete sociale e culturale, riappropriarsi degli spazi, legalità.
Mi sembra che ci sia un problema fondamentale riguardante l'elaborazione del lutto: quasi nessuno ha avuto modo di farlo, neanche quelle aquilane che non erano presenti. L'unica a cui posso credere quando dice di aver elaborato è l'architetta che mi ha portata nella zona rossa: lei progetta e costruisce "cose" non pensieri, vede il prodotto del suo cervello uscire dalle sue mani. Forse a lei posso credere, nonostante tutti i problemi legati alla ricostruzione.
Riguardo a chi non era presente, credo che vada dedicato un approccio diverso. Penso che debbano essere percorse due vie.Una è quella della riappropriazione della cultura nel senso delle arti e dell'istruzione: la proposta di Monica di Venezia alla costituzione di una università popolare che sostenga l'occupazione dell'asilo e coinvolga gli abitanti de l'Aquila come formatori e allievi;ma penso anche a mettere in campo le capacità artistiche: scrittura, teatro, fotografia, cinema. Penso sia ancora possibile trovare dei piccoli spazi dove inserirsi, anche sulla tv nazionale. è necessario trovare il modo di mostrarsi, non solo attraverso il tamtam.
Ma per raggiungere chi non c'era lo scorso fine settimana, credo vada fatto un altro percorso, lavorare sulla quotidianità con interventi che andrebbero fatti comunque in situazioni normali. Per esempio un ciclo di seminari sulla prevenzione (osteoporosi, obesità) o sulla conoscenza di patologie che coinvolgono le famiglie (alzheimer). 
Penso che vadano evidenziate le carenze, mostrata l'esistenza del bisogno.Non so (non ho raccolto abbastanza informazioni per esserne a conoscenza) se chi domenica non c'era pensa che le cose non potrebbero andare meglio di così. Se il caso è questo, è necessario aprire qualche finestra sulle necessità. Mi sembra di parlare di marketing. E forse è questo il metodo per raggiungere un certo tipo di "clienti": hanno chiuso una finestra per non vedere il bisogno, bisogna fargliela riaprire.
Non so che tipo di collaborazione ci sia con le altre associazioni del territorio, quali interventi facciano, né la qualità e le specifiche di chi partecipa ai piani sociali di zona, ma penso che, per ricostruire la rete, sia necessario collaborare. Mancano molte informazioni per poter progettare. Chiunque voglia proporre un progetto deve partire dalle informazioni e dalla conoscenza del territorio, ma questo è un territorio distrutto e disarticolato. Quindi dobbiamo andarci a cercare quello che ci serve. 
Forse serve un Forum, in modo che ci si possa scambiare idee e informazioni. Spero che, per ora, questo contributo possa tornare in qualche modo utile.
 

Luisa Randi Ravenna

Carissime, grazie per le belle giornate che ci avete regalato.
Vi mando un pensiero e saluto in particolare Nadia, Valentina e le amiche aquilane che erano con noi nel Giardino: Comunicazione e scritture aquilane.
Con affetto
 

13 maggio 2011

Rosanna Marcodoppido

Carissime tutte, 

grazie ancora per il dono prezioso che ci avete fatto.
Come avevo detto a Serenella che mi aveva chiesto di scrivere sui due giorni a L'Aquila, ho parlato con Stefania Bartolini direttora di Noi Donne. Il numero di giugno è già chiuso da giorni, ma il testo che ho inviato oggi andrà nel sito in home entro lunedì e sarà anche nella newsletter della prossima settimana. Spero di non aver tralasciato cose essenziali. Alla Casa Int. delle Donne faremo un incontro per informare tutte e decidere cosa fare.
Vi faremo sapere. Vi state un po' riposando dopo la splendida fatica?
Un abbraccio molto affettuoso a tutte

 

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